09 Maggio 2012
Due partite e un sogno da proteggere con le unghie e con i denti...due partite che non puoi sbagliare perchè solo chi le vince va avanti...due partite, 80 minuti in cui non devi voltarti mai e guardare sempre avanti verso quello che verrà, ovvero la finale regionale da raggiungere.
Piadena, profonda pianura padana dimenticata, per fortuna, dal traffico e dalla frenesia della nostra Brianza milanese. Il primo atto è contro i Lions Brescia, primo e unico perchè se perdi si torna a casa, per rimanerci. Pronti via e capiamo subito che il giorno dopo, a Piadena, si torna. I ragazzi di coach Lello volano subito avanti ben oltre quello che un semplice punteggio può dire. La tensione scivola subito via e in un amen la partita si trasforma in un conto alla rovescia verso la sirena finale che suona senza particolari patemi e ci consegna un referto rosa targato 105-51 che ci manda dove volevamo, ovvero a 40 minuti dal terzo atto del nostro sogno.
Il giorno dopo, stessa ora e stesso parquet, incontriamo Cavaria, formazione varesina che ha sconfitto Robbiate e si presenta in palestra con la sua artiglieria pesante fatta di chili e centimetri, nonchè con quella dose di spensieratezza di chi è già arrivato dove non sperava e non ha nulla da perdere.
Dal canto nostro entriamo in campo pronti a dimostrare che il basket non è una scienza esatta dove le tonnellate e i centimetri bastano per fare canestro e vincere..perchè c'è dell'altro: la qualità, fuori, di una squadra e del lavoro in palestra sulle abilità tecnico-tattiche e la qualità, dentro, di un cuore che, se lo fai battere al ritmo della tua voglia, puoi arrivare più in alto di tutti.
Pronti, via e inseguiamo: Cavaria aggredisce la partita sotto i tabelloni e appare più in palla fisicamente: arriva prima a rimbalzo, sulle palle vaganti e, nella bagarre che si crea da subito, trova la via del canestro. 7a0 e la sensazione che il nostro cuore batta più piano del loro. In più tatticamente, loro fanno quello che ci aspettavamo, riempiono l'area e ci sfidano a soluzioni individuali. Facciamo fatica a capire che la risposta a un piano del genere deve venire di squadra, muovendo la palla e muovendoci senza palla per far muovere il fortino varesino e trovare un varco per arrivare al ferro o concretizzare con uno scarico il vantaggio acquisito. Il momento è di quelli difficili e a tenerci in piedi è Galimba da vero capitano che, nonostante nervosismo e un paio di errori da un centimetro che paiono regali di Natale post-datati, ci mette la faccia e si prende responsabilità che pesano e mostrano la strada a tutti.
Morale della favola, a metà gara siamo a contatto, 25-27, con la sensazione che poteva andare peggio ma che comunque sarà una battaglia tostissima. Brambi è in partita e ha tolto un'altra buona dose di castagne dal fuoco, Urso no, perchè condizionato dai falli e dalle attenzioni speciali degli altri ma ha venti minuti per sbloccarsi davanti a sè. Gli altri stanno un po a guardare, un po timorosi, spaventati, bloccati.
Al rientro in campo nasce un punto a punto di quelli da cardiopalma: vai avanti tu che vado avanti io, superami tu che ti riprendo io. La partita sale di tono sotto il profilo dell'intensità e la svolta, quella che gira l'incontro, arriva da noi. La Squadra, il nostro asso nella manica, fa quello che nei primi due quarti non era riuscita a realizzare: a rimbalzo lotta a muso duro, il corpo lo mette invece di toglierlo e in attacco i ragazzi provano a dialogare insieme invece che a tentare di vincerla da soli. Sono Bertelli e Franchellucci a suonare la carica: il primo fa il leone sotto i due canestri e ruba un paio di palloni che ci fanno capire che la partita la possiamo vincere; il secondo, il più piccolo di tutti, viene messo a marcare il più alto di Cavaria e gli entra nella maglietta mostrando a tutti che se il cuore batte al ritmo che lo fai andare tu, con la tua voglia e la tua fame di vittoria, i centimetri e i chili non contano niente. In più si prende un paio di rimbalzi in attacco che converte in 4 punti pesantissimi e in una dose di morale e fiducia incomparabile.
Negli ultimi cinque minuti ci serve il tocco di classe per chiuderla e allora entra in scena Urso che piazza un paio di arresti e tiro e una bomba letali che ci lanciano a più nove per un break alla fine decisivo. Cavaria però non molla, prova a rientrare fino al meno quattro ma la vittoria è lì e non ce la lasciamo sfuggire. Finisce 52-48 con il biglietto per il terzo atto del nostro sogno in tasca. Destinazione Cermenate, finale regionale. Valigia leggerissima perchè la pressione, adesso, è sugli altri. Brembate è la favorita perchè ha battuto di 10 Meda che a sua volta ha sconfitto bene la San Donato che ci aveva dato un bel dispiacere a Lesmo. San Martino Siccomario ha battuto Varedo che ci aveva fatto soffrire e poi c'è Desio, che abbiamo sì sconfitto, ma che ha storicamente una forza caratteriale e una tenacia massimi.
Il nostro appetito è intatto però: dopo un primo di gran classe e un secondo coi fiocchi vogliamo un dolce indimenticabile e siamo pronti, forchetta e coltello affilatissimi in mano, a sederci a tavola per alzarci per ultimi. Con dentro qualcosa in più, la voglia di regalare a coach Lello, assente a Piadena per la scomparsa di papà Gianca, un sorriso che possa iniziare a dare un senso a una perdita insensata...siamo tutti con lui, in cerchio a centrocampo, come a Piadena, a urlargli con le mani tutte unite il nostro personale grazie. 1, 2, 3 "per Lello".











